Umidità sui muri: risalita, condensa o infiltrazione? Tre problemi diversi con tre costi diversi
La macchia sul muro non ti dice da dove viene l’acqua. Te lo dicono dove compare e quando compare.
È una distinzione che sembra da manuale e invece decide tutto, perché i tre problemi si risolvono in tre modi che non hanno niente in comune. Il deumidificatore non ferma la risalita. L’intonaco deumidificante non serve a niente contro la condensa. E finché non trovi il punto da cui entra l’acqua, su un’infiltrazione puoi rifare l’intonaco ogni due anni per sempre.
Le tre cause, a colpo d’occhio

Risalita capillare. L’acqua del terreno sale dentro la muratura per capillarità, come il caffè in una zolletta di zucchero. Compare in basso, dal pavimento fino a un metro o un metro e mezzo, con una linea di confine più o meno orizzontale. C’è tutto l’anno. Il segno tipico sono le efflorescenze saline: una patina biancastra e l’intonaco che si sfarina al tatto, perché sono i sali trasportati dall’acqua a spaccarlo dall’interno.
Condensa. Non viene da fuori: viene dall’aria di casa. Il vapore prodotto da persone, docce e cucina si deposita sulle superfici più fredde. Compare negli angoli, dietro i mobili, sui ponti termici — cioè dove il muro è più freddo del resto. Compare solo con il freddo e d’estate sparisce. Il segno tipico è la muffa nera puntiforme su una superficie che però resta compatta: non si sfarina, perché non ci sono sali.
Infiltrazione. C’è un difetto e l’acqua entra da lì: una guaina rotta, una scossalina, un tubo, una terrazza mal impermeabilizzata. La macchia ha un contorno abbastanza netto, è localizzata e si allarga dopo la pioggia, poi rallenta.
Due casi veri dai nostri cantieri
Piano terra controterra: risalita


Appartamento al piano terra, muro controterra. L’intonaco si stacca a scaglie sopra il battiscopa e sotto la superficie è farinosa. La macchia sale in modo abbastanza uniforme lungo tutta la parete: non è una macchia, è una fascia.
La misura strumentale sul muro ha dato un contenuto d’acqua intorno al 25%. Su un intonaco asciutto ci si aspettano valori di pochi punti percentuali: un valore così non è «umidità dell’aria», è acqua presente nella muratura in quantità.
Su questo tipo di problema si interviene sulla muratura: barriera chimica iniettata alla base del muro per interrompere la capillarità, rimozione dell’intonaco ammalorato e ricostruzione con intonaco macroporoso, che lascia evaporare quello che resta invece di intrappolarlo. Rifare solo l’intonaco, senza barriera, significa rivederlo uguale entro un paio di stagioni.
Ultimo piano, angolo del soffitto: infiltrazione

Questo è il caso che quasi tutti sbagliano.
Muffa nell’angolo tra parete e soffitto: la prima diagnosi che viene in mente a chiunque è condensa. In un appartamento a un piano intermedio lo sarebbe quasi certamente. Ma questo è l’ultimo piano, sotto la copertura, e insieme alla muffa ci sono crepe nell’intonaco e un alone che si estende verso il centro del soffitto. Sono i segni di acqua che arriva dall’alto.
Se lo avessimo trattato come condensa — pittura antimuffa, magari un deumidificatore — avremmo speso soldi per far ricomparire il problema alla pioggia successiva. La differenza tra le due diagnosi, in termini di intervento, è tra qualche centinaio di euro di ritocchi e un lavoro sulla copertura.
È per questo che sull’umidità si misura prima di decidere. Lo strumento costa poco, il sopralluogo costa poco. È l’intervento sbagliato che costa.
Il prodotto giusto sul problema sbagliato peggiora le cose
Il mercato dell’antiumidità vive di prodotti venduti senza diagnosi. Vale la pena sapere cosa succede quando si sbaglia bersaglio.
- Intonaco deumidificante su una condensa: inutile. Il problema è la temperatura superficiale del muro, non l’acqua dentro la muratura.
- Pittura antimuffa su una risalita: peggiora. Chiudi la superficie, l’acqua continua ad arrivare e a non poter evaporare, e l’intonaco si stacca prima di prima.
- Deumidificatore su un’infiltrazione: asciuga l’aria mentre l’acqua continua a entrare dal tetto.
- Cappotto interno su un muro con risalita non risolta: è il modo più efficace che conosciamo per creare muffa dietro un pannello, dove non la vedi finché non è un disastro.
Come si fa la diagnosi, in pratica
Non serve niente di esotico. Serve un metodo.
- Guardare dove sta la macchia e a che altezza. Bassa e diffusa, angoli alti, oppure localizzata.
- Chiedere quando compare. «Solo d’inverno» e «anche ad agosto» portano a due risposte opposte.
- Toccare la superficie. Se si sfarina e c’è polvere bianca ci sono sali: l’acqua è passata attraverso la muratura.
- Misurare il contenuto d’acqua in più punti e a più altezze, per capire se c’è un gradiente e in che direzione.
- Verificare cosa c’è dall’altra parte. Terreno, terrazza, bagno del vicino, copertura, un tubo. L’acqua viene sempre da qualche parte.
I costi dei tre interventi non sono paragonabili tra loro. Risolvere una condensa è in genere il più economico, ed è spesso una questione di isolamento localizzato e di ricambio d’aria. Una barriera chimica su una risalita è un lavoro specialistico ma circoscritto. Un’infiltrazione può costare poco o moltissimo, e dipende interamente da dove si trova il difetto: la stessa macchia sul soffitto può voler dire una scossalina da rifare oppure una guaina da rifare per intero.
Per questo un preventivo sull’umidità dato senza sopralluogo non è un preventivo. È un’ipotesi.
Se vuoi partire dalla situazione reale del tuo immobile, il primo passo è il sopralluogo tecnico con relazione scritta: 350 € + IVA, che vengono scomputati dalla parcella se poi ci affidi l’incarico.
Hai una macchia che torna sempre nello stesso punto? Facciamo il sopralluogo con la misura strumentale e ti diciamo quale dei tre problemi hai prima che tu spenda un euro in prodotti. Scrivici o chiama lo 030 47087.
