Bonus ristrutturazione 2026: quanto puoi detrarre davvero (e perché conviene non aspettare il 2027)
Ogni settimana, in studio, ci arriva la stessa domanda: “ma quindi con i bonus quanto risparmio davvero?”. Spesso arriva accompagnata da un ricordo ormai vecchio — il Superbonus 110% — che oggi non esiste più e che continua a creare aspettative sbagliate.
Facciamo chiarezza, con le regole che valgono adesso, ad agosto 2026.
Le due aliquote che devi conoscere
La Legge di Bilancio 2026 ha confermato per quest’anno le stesse percentuali del 2025. Sono due, e la differenza tra loro è sostanziosa:
- 50% se i lavori riguardano la tua abitazione principale
- 36% per tutti gli altri immobili: seconde case, immobili a reddito, case vacanza
In entrambi i casi il tetto di spesa è di 96.000 euro per unità immobiliare, e la detrazione si recupera in dieci quote annuali uguali nella dichiarazione dei redditi.
Un esempio concreto. Su una ristrutturazione da 80.000 euro:
- se è la casa in cui vivi — detrai 40.000 euro, cioè 4.000 euro l’anno per dieci anni
- se è la casa al mare — detrai 28.800 euro, cioè 2.880 euro l’anno
Dodicimila euro di differenza a parità di lavori. Vale la pena capire da che parte si sta.
“Abitazione principale” non significa “prima casa”
Qui si fa la maggior parte della confusione, e ci teniamo a chiarirla perché costa cara.
L’agevolazione al 50% spetta per l’immobile dove hai la residenza e dimori abitualmente. Non è la stessa cosa dell’agevolazione “prima casa” che hai usato al rogito per pagare meno imposte: quello è un altro beneficio, con altri requisiti.
Tradotto: se hai comprato un appartamento con i benefici prima casa ma la residenza ce l’hai altrove, per il bonus ristrutturazione quell’immobile vale 36%, non 50%.
C’è però una buona notizia che in pochi conoscono: l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’aliquota del 50% spetta anche se l’immobile diventa abitazione principale al termine dei lavori. È il caso classico di chi compra una casa da ristrutturare per poi andarci ad abitare: non si perde il beneficio pieno solo perché al momento della spesa la residenza è ancora altrove. L’agevolazione si estende anche alle pertinenze.
Se hai in programma di trasferire la residenza, parlarne prima di iniziare i lavori può valere migliaia di euro. È una delle prime cose che verifichiamo quando ci si siede al tavolo.
Non solo ristrutturazione: gli altri bonus attivi nel 2026
Le stesse due aliquote (50% e 36%) si applicano anche a:
- Ecobonus — isolamento termico, sostituzione infissi, climatizzazione, pannelli solari, building automation. Attenzione: qui i massimali di spesa non sono i 96.000 euro del bonus ristrutturazione, ma limiti specifici per ciascun tipo di intervento. Inoltre dal 2025 sono esclusi dall’agevolazione gli impianti alimentati esclusivamente da combustibili fossili: restano invece incentivabili i sistemi ibridi, le pompe di calore e la biomassa.
- Sismabonus — interventi di messa in sicurezza antisismica, tetto di 96.000 euro
- Barriere architettoniche — il bonus dedicato al 75% è scaduto a fine 2025; dal 2026 questi interventi rientrano nel bonus ristrutturazioni al 50%/36%
Restano inoltre:
- Bonus mobili ed elettrodomestici: 50% su un massimo di 5.000 euro, per acquisti effettuati entro il 31 dicembre 2026, ma solo se collegati a una ristrutturazione in corso
- Conto Termico 3.0: incentivo diretto che per i privati copre fino al 65% delle spese ammissibili per efficienza energetica e fonti rinnovabili — funziona come contributo, non come detrazione, quindi in alcuni casi è più conveniente per chi ha poca capienza fiscale
Non consentono invece nuove spese agevolate nel 2026 Superbonus, Bonus facciate e Bonus verde. Se hai già maturato delle rate negli anni scorsi, quelle continui regolarmente a portarle in detrazione: è l’accesso a nuovi lavori che è chiuso.
Perché il 2026 è un anno di passaggio
Questa è la parte che conta di più se stai valutando dei lavori.
Le aliquote attuali sono state prorogate, non stabilizzate. Dal 2027 il quadro cambia in peggio:
| Periodo | Abitazione principale | Altri immobili | Tetto di spesa |
|---|---|---|---|
| 2026 | 50% | 36% | 96.000 € |
| 2027 | 36% | 30% | 96.000 € |
| 2028–2033 | 30% | 30% | 48.000 € |
| dal 2034 | 36% | 36% | 48.000 € |
Sulla stessa ristrutturazione da 80.000 euro sulla prima casa, aspettare il 2027 significa passare da 40.000 a 28.800 euro di detrazione. Undicimila euro persi per aver rimandato di qualche mese.
Non è una spinta a correre a firmare: è un dato che va messo sul tavolo insieme agli altri quando si decide quando iniziare. Quello che conta ai fini dell’aliquota è la data in cui la spesa viene sostenuta, non quella in cui il cantiere finisce.
Un dettaglio che sfugge: il tetto per i redditi alti
Se il tuo reddito complessivo supera i 75.000 euro, dal 2025 esiste un tetto all’ammontare complessivo degli oneri detraibili che puoi portare in dichiarazione. Funziona così:
- importo base 14.000 euro con reddito tra 75.001 e 100.000 euro, 8.000 euro oltre i 100.000
- da moltiplicare per un coefficiente legato ai figli a carico: 0,50 senza figli, 0,70 con un figlio, 0,85 con due, 1 con tre o più figli oppure con un figlio con disabilità
Un esempio: reddito di 90.000 euro e nessun figlio a carico significa un tetto di 7.000 euro l’anno per tutte le detrazioni soggette al limite messe insieme. Con una rata annua da bonus ristrutturazione di 4.000 euro il margine si stringe parecchio.
Non annulla il bonus, ma può ridurre il beneficio effettivo rispetto al calcolo teorico. È una verifica da fare con il proprio commercialista prima di impostare l’intervento, e in studio la segnaliamo sempre perché è la sorpresa più sgradevole che si può ricevere a lavori finiti.
Gli errori formali che fanno perdere la detrazione
La detrazione si perde quasi sempre per motivi burocratici, non tecnici. I tre più frequenti:
- Bonifico sbagliato. Serve il cosiddetto bonifico parlante, con causale che richiama la norma, codice fiscale di chi detrae e partita IVA di chi riceve. Un bonifico ordinario, anche dell’importo giusto, non è valido.
- Comunicazione ENEA dimenticata. Per gli interventi di efficientamento energetico va inviata entro 90 giorni dalla fine lavori.
- Documentazione incompleta. Fatture, ricevute, titoli abilitativi e visure vanno conservati: in caso di controllo, quello che non è documentato non esiste.
Come lavoriamo su questo
Prima di aprire qualsiasi cantiere, in Archilife facciamo una verifica preliminare che mette insieme tre cose: la fattibilità tecnica dell’intervento, il titolo edilizio necessario e l’inquadramento fiscale corretto. Serve a sapere, prima di spendere, quanto tornerà indietro e a quali condizioni.
Stai valutando una ristrutturazione a Brescia o provincia? Scrivici o chiamaci allo 030 47087: nel primo confronto verifichiamo insieme quale aliquota ti spetta davvero e cosa conviene fare entro fine anno.
Le informazioni di questo articolo sono aggiornate ad agosto 2026 e hanno finalità divulgativa. Per la valutazione della tua posizione fiscale specifica fai sempre riferimento al tuo commercialista.
